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Gabriel Lima: «2016 anno difficile per la Nazionale italiana»

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In Italia non ha bisogno di presentazioni. Gabriel Lima de Oliveira, 29 anni, è il capitano della Nazionale dal 2013. Giunto nel nostro paese nel 2004, scoperto dall’Aosta, l’universale brasiliano naturalizzato ha poi vestito le maglie di MarcaArzignano Asti, con le quali ha vinto due Coppe Italia e una Winter Cup (con l’Asti). Nel 2014 tenta l’avventura spagnola, accasandosi a ElPozo Murcia, dove in due stagioni ha vinto una Supercoppa di Spagna e una Coppa del Re. Quest’anno è tornato al suo paese di adozione, ingaggiato dall’Acqua&Sapone. Come capitano della Nazionale, ha vinto in Belgio nel 2014 l’Europeo, al termine del quale è stato anche nominato miglior giocatore.

Sexto Anillo ha avuto l’onore di intervistare Lima per commentare il suo anno appena concluso e quello della Nazionale italiana, oltre alle aspettative di questo 2017.

Il 2016 non è stato un anno molto positivo per la Nazionale italiana. Iniziato a febbraio con l’eliminazione ai quarti dell’Europeo in Serbia, a settembre c’è stata anche l’uscita agli ottavi nel mondiale in Colombia. È chiaro che i risultati non hanno rispettato le aspettative, ma l’anno degli azzurri è tutto da dimenticare?

Sì, in effetti il 2016 è stato un anno difficile per la nostra Nazionale. Riponevamo molte speranze nell’Europeo e soprattutto nel Mondiale. Abbiamo disputato una buona fase a gironi in entrambi i tornei, per poi sbagliare le partite a eliminazione diretta. Nell’Europeo [contro il Kazakistan] credo che sia stato un mix tra un primo tempo giocato molto male con un po’ di sfortuna nel secondo tempo, quando avevamo quasi ripreso la partita sul 2-1 e stavamo pressando molto. Segnavamo e poi loro risegnavano subito in situazioni regalate da noi o comunque con un po’ di fortuna.

Poi, al Mondiale, un incontro giocato male in difesa contro l’Egitto. Una partita strana, dove non potevamo pressare molto come piace a noi perché facevano lanci lunghi sul pivot. Ci facevano sempre gol loro per primi e noi a seguire, sempre segnando a nostra volta, fino ai supplementari che, se per loro era un regalo, per noi era un incubo. Ci hanno fatto gol su un altro errore nostro difensivo. È stato un duro colpo per noi uscire agli ottavi con una squadra che non ha molta esperienza a livello mondiale. Questo 2016, però, non è da dimenticare. Dobbiamo ricordarci bene quello che ci è successo per lavorare meglio e di più e far sì che non succeda di nuovo nelle prossime competizioni.

La delusione azzurra dopo l’eliminazione ai Mondiali 2016 (immagine da divisionecalcioa5.it).

A fine 2016, la Nazionale ha giocato una serie di amichevoli (Romania a novembre, in Slovenia a dicembre) durante le quali si sono visti molti volti nuovi. Dopo questi incontri, si è parlato molto di cambio di rotta dopo le delusioni internazionali. Crede che queste partite siano state incoraggianti, o è troppo presto per dirlo?

Sì, a fine anno si è presa un’altra direzione, con molte facce nuove, con gente nuova e giovane, il che credo sia quello che è stato fatto sei anni fa, quando ho iniziato a giocare io in Nazionale. È chiaro che è dovuto ai brutti risultati che abbiamo avuto durante l’anno ed è giusto così, perché non si può continuare ad avere risultati così negativi. Però la squadra del Mondiale aveva molta qualità, non è che sono giocatori scarsi o che non meritano la Nazionale. Tuttavia sì, qualcosa bisogna cambiare.

Ci sono molti giovani italiani che stanno giocando in Serie A, una cosa che fino a qualche anno fa non succedeva molto, mentre ora accade di più. Hanno le qualità per arrivare alla Nazionale e poi crescere ancora, perché le partite internazionali sono un’altra cosa. I giocatori che hanno giocato sanno che il ritmo è un altro e le squadre sono molto più forti. C’è gente molto brava che gioca nei campionati nazionali che alla fine non riesce a giocare a livello internazionale. Bisogna crescere, dar loro l’opportunità di giocare partite importanti e da lì vedere chi ha le qualità e l’esperienza per seguire questa nuova rotta della Nazionale.

L’ha impressionata qualcuno in particolare durante queste amichevoli? Quali altri giovani italiani che ancora non hanno giocato in Nazionale dovremmo tenere d’occhio, secondo lei?

Preferisco non fare nomi perché è molto presto per queste impressioni. Magari uno che si è allenato e ha giocato molto bene durante queste amichevoli, quando arriva il momento cruciale di un Europeo o di una partita di qualificazione non riesce a giocare bene. Credo quindi che sia il momento di lasciarli tranquilli e di non fare paragoni con nessuno. Sono ragazzi che stanno crescendo, che devono giocare in Serie A e fare minuti, perché giocare in Nazionale ha un peso speciale. Solo accumulando minuti, di volta in volta, si raggiunge un livello di importanza mondiale.

Lima festeggia con Mammarella la vittoria all’Europeo 2014 (immagine da uefa.com).

Per quanto riguarda la sua carriera nei club, il 2016 è stato anche l’anno del suo addio a ElPozo Murcia, dopo che la società ha deciso di non rinnovarle il contratto. Cosa non ha funzionato? Si aspettava questa decisione, o sperava di rimanere in Spagna?

Beh, ci sono molte cose da dire a riguardo. Ad Asti mi trovavo molto bene, così come la mia famiglia. La squadra era molto forte e anche a livello economico ero tranquillo. Era un posto dove stavo benissimo. Presi la decisione di andare a ElPozo dopo l’Europeo solo perché avevo molta voglia di giocare nella Liga spagnola, in una delle tre grandi. Credevo che fosse il momento giusto per provare questa avventura. Andai là oltretutto in un momento particolare per la squadra, perché se n’era andato Kike, il più grande di tutti, e io arrivavo un po’ come il suo sostituto. Questo all’inizio non credo abbia aiutato né me, né loro, perché io sono un altro tipo di giocatore, e ovviamente a Murcia e in Spagna non potevo avere la stessa importanza che aveva Kike. Quindi ho dovuto dimostrare che giocatore fossi, la mia tipologia di gioco.

Ci è voluto un po’, il che è normale in un cambio di nazione e di tipo di calcio a cinque. Questo che vorrei dire è molto importante: ci sono molte differenze tra il calcio a cinque giocato in Spagna e quello giocato in Italia. Lo puoi chiedere agli spagnoli che sono venuti qui, spagnoli con molta qualità. Ad esempio Sergio [González], ex-Palma, ora nel Catgas Santa Coloma, per me un ottimo giocatore, qui in Italia [Marca Pescara] non ha potuto giocare, perché qui ci si aspetta che i giocatori che vengono da fuori decidano tutte le partite, ma non è così. Inoltre qui il gioco è meno offensivo, più tattico, più difensivo, ci sono molte squadre che giocano a uomo, quindi è un po’ diverso. Tutte le volte che cambi paese e tipo di futsal ci metti un po’ ad abituarti.

Credo quindi che all’inizio giocassi senza sapere bene come erano le cose, quindi con la testa più libera, più tranquillo. Vincemmo la Supercoppa nei miei primi due incontri contro l’Inter. Poi inizia capire la lingua e a quel punto vuoi fare quello che ti chiede l’allenatore, vedi quello di cui ha bisogno la squadra e la testa inizia ad avere molte cose a cui pensare e giochi un po’ meno libero. Ho anche avuto qualche problema fisico durante la prima stagione che non mi hanno aiutato, e siamo anche arrivati a una finale di Liga perdendo contro l’Inter.

Poi, il secondo anno, un po’ più tranquillo di testa conoscendo meglio la Liga, credo personalmente di aver giocato meglio, anche se in molti pensano che il mio primo anno sia stato meglio del secondo. Io credo di aver sbagliato meno nel secondo anno, forse segnando meno, però sapendo quello che stavo facendo sul parquet, aiutando la squadra. Abbiamo disputato una buona Coppa di Spagna perdendo di nuovo contro l’Inter, abbiamo vinto la Coppa del Re e sì, siamo usciti molto male contro il Magna Navarra nei quarti di finale di playoff in casa.

Lima con la maglia de ElPozo Murcia contro l’Inter Movistar (immagine da elpozomurcia.com).

Per quanto riguarda il contratto, io avevo un 2+1. Loro avevano fino al 30 aprile dell’anno scorso per dirmi se avrebbero continuato con me o no. Credo che le cose si sarebbero potute fare con un po’ più di chiarezza, o forse sono io a non aver capito bene i messaggi che mi mandavano in via non ufficiale. Sapevo che c’erano problemi per il rinnovo, o meglio l’opzione per il terzo anno, perché c’erano già le condizioni. Più che un rinnovo era piuttosto una conferma che poi non è arrivata. Io sì, speravo di continuare a ElPozo, una delle squadre più conosciute al mondo, che lotta per trofei tutti gli anni.

Mi sarebbe piaciuto rimanere in Spagna perché il livello è molto alto e la Liga è seguita molto in tutto il mondo. Credevo che il terzo anno avrebbe potuto essere l’anno buono per abituarmi alla Liga, alla città, a tutto, così come la mia famiglia. Ci sono molte cose al di là di quelle quattro linee che nessuno conosce e che influiscono molto sul rendimento di un giocatore.

Così non è stato. Mi dissero che per rimanere avrei dovuto ridurmi di molto lo stipendio, ma sarebbe stato di moltissimo, e non mi offrivano neanche il rinnovo perché sapevano che avevo mercato con offerte migliori, quindi loro non mi avrebbero fatto un’offerta. Per questo dissi loro che avrei voluto sapere quali sarebbero state le condizioni di una nuova offerta, perché quella era davvero molto bassa e non mi interessava. Da lì non mi hanno mai fatto un’altra offerta, né mi hanno detto che mi avrebbero voluto tenere.

Io mi misi a cercare dell’altro, ricevetti molte offerte dall’Italia e anche alcune dall’estero, ma avevo il Mondiale con l’Italia davanti, quindi ho preferito tornare a casa, dove mi sento e gioco bene. Credo di aver fatto una buona scelta perché qui nell’Acqua&Sapone mi trovo molto bene. Sto giocando con un gruppo di persone conosciute, giocatori e persone che mi piacciono molto. Proveremo a fare il meglio in Italia quest’anno e vedremo cosa succederà nel prossimo futuro.

Al suo ritorno in Italia dopo due anni, ha notato qualcosa di diverso nel futsal italiano? C’è qualcosa che sperava fosse cambiato, ma che invece a trovato uguale?

Sì, tornando in Italia ho trovato cose uguali e altre che sono cambiate. Come ho detto prima, ci sono più giovani italiani che giocano in Serie A e questo è molto importante. Credo che il livello di quest’anno sia più alto grazie a gente arrivata dalla Spagna come Saad, Fernandão, José Ruiz e molti altri. C’è anche chi era all’estero de è tornato. Le squadre vogliono vincere e questo è ottimo.

Tuttavia, ci sono molte altre cose che non vanno bene e che succedono in quasi tutte le squadre. Il mercato invernale è molto movimentato, con gente che non ha avuto tempo di dimostrare il proprio valore che deve già andarsene, oltre a contratti non rispettati. Qui la situazione è che siamo ancora dilettanti e non professionisti come in Spagna. Questo è molto difficile per noi che lo facciamo di mestiere, perché non poter avere un contratto da professionista ci dà molti problemi. Credo che sia il momento di fare un passo avanti tutti insieme e cercare di cambiare le cose, far sì che il nostro sport venga riconosciuto e che possiamo essere tutti professionisti, firmare contratti da professionisti e avere i diritti da professionisti.

Prima di arrivare all’Acqua&Sapone, immagino che sia stato contattato da altre squadre. Il suo rientro in Italia era la priorità, o si è corso il “rischio” di vederla giocare da qualche altra parte in giro per l’Europa?

Con la maglia dell’Acqua&Sapone (immagine da acquaesaponec5.it).

Quando ormai si sapeva che non sarei rimasto a Murcia, mi arrivarono molte richieste dall’Italia. Ho anche ricevuto una proposta dal Kazakistan, che era la migliore dal punto di vista economica, ma come ho già detto c’era un Mondiale in arrivo e non sapevo come sarebbero state le convocazioni. Inoltre è un paese molto diverso da come sono abituato. Ho un bambino piccolo, sarebbe stato un cambiamento molto grande per me e non ho avuto il coraggio di accettare.

A fine mercato mi è anche arrivata un’offerta dal Brasile, che è dove vivono la mia famiglia e i miei amici. Anche in questo caso è stato molto difficile dire di no. Però, sempre con il Mondiale in testa, ho scelto di rimanere e accettare la proposta dell’Acqua&Sapone che era altrettanto buona, con una squadra forte e un allenatore che prometteva molto.

Credo di aver fatto bene perché se, ad esempio, avessi scelto un altro posto e poi non avessi giocato il Mondiale, ci sarei rimasto molto male. Il Mondiale alla fine non è andato come speravo ma questo non c’entra, i risultati sono una cosa a parte. In Italia sto molto bene, mi sento sicuro a giocare, conosco le squadre, i palazzetti, mi diverto molto e questo è molto importante per un giocatore.

La stagione del suo ritorno in Serie A, a livello personale, è iniziata alla grande, con grandi prestazioni e tanti gol (12). Tuttavia, l’inizio della squadra è stato difficile, con Francisco Fuentes esonerato dopo 4 punti in 6 giornate. Come si spiega il primo mese dell’Acqua&Sapone?

Personalmente Fuentes mi piaceva molto. Un professionista molto serio, molto preparato, che non ha avuto la possibilità di dimostrare il suo valore. È vero che i risultato ci hanno dato molti problemi. Si giocava un futsal, come ho già detto, più “spagnolo”. Qui in Italia, concedere molti contropiede e prendere molti gol non piace molto alla gente, quindi hanno preferito cambiare.

Con il nuovo tecnico, Antonio Ricci, sono tornati i risultai. Quarto posto al termine del girone di andata, qualificazione alla Final Eight di Coppa Italia e alla Final Four di Winter Cup. Che cosa è cambiato?

Ora abbiamo una difesa più all’italiana, più a uomo, che prende pochi gol. In attacco forse si segna meno, ma alla fine ha portato i risultati che speravano la dirigenza e il presidente. Anche Ricci sta facendo un buon lavoro, molto centrato sulla fase difensiva. Questo ci ha aiutato molto e abbiamo portato a casa punti importanti. La squadra ha reagito molto bene al cambio di allenatore e non era facile. Questo lo si deve esclusivamente all’unità del gruppo. Credo che sia la cosa più importante da qui alla fine della stagione, continuare per la nostra squadra, tutti insieme, qualunque cosa succeda.

Le otto di Coppa Italia, molto probabilmente, saranno le stesse che lotteranno per lo Scudetto a fine stagione. Il Pescara di Fulvio Colini sembra inarrestabile. Solo il sorprendente Napoli sembra tenere il passo. Tuttavia, nei playoff si riparte da zero. L’Acqua&Sapone ha un roster stellare, ma anche la Luparense e il Kaos non scherzano. Quasi sicuramente, una di queste cinque vincerà il titolo. Chi è la favorita secondo lei?

Io sicuramente vedo come favorito il Pescara, perché sta facendo un ottimo campionato, non perde neanche una partita. Hanno vinto la Supercoppa, hanno una squadra molto forte, con gente che può restare fuori a ogni partita. È una squadra che gioca insieme da uno o due anni, con lo stesso allenatore. Però è chiaro che ci sono altre squadre. Noi vogliamo esserci nei momenti importanti, abbiamo già conquistato la Final Four di Winter Cup. La Final Eight di Coppa sarà molto difficile per tutti. Qui in Italia c’è un grande equilibrio, forse è il campionato più equilibrato di tutti. Dobbiamo lavorare molto per arrivare forti e vincere qualche trofeo con l’Acqua&Sapone.

Il 7 e 8 febbraio giocherete la Final Four di Winter Cup contro Pescara, Napoli e Luparense. Lei ha giocato solo la prima edizione del 2014, vincendo con l’Asti. È una competizione giovane e ancora in fase sperimentale. È stata molto criticata, soprattutto nelle prime edizioni. Di sicuro i continui cambi di regolamento non aiutano. È d’accordo? Come affrontano il torneo i giocatori e gli allenatori? Come le è sembrato il formato di quest’anno?

La Winter Cup mi sembra una buona idea, è un trofeo in più durante la stagione. Le date di quest’anno, però, non mi sono piaciute per niente. perché abbiamo giocato il 27 e 28 dicembre. Per noi alla fine non è stato molto difficile perché abbiamo giocato in casa, ma immagino le squadre che hanno dovuto viaggiare. Hanno dovuto partire il 26, il giorno dopo Natale, e stare due o tre giorni fuori casa per giocare le partite. Bisogna studiare meglio il calendario. È chiaro che si fa perché abbiamo poche squadre in campionato.

Se l’anno prossimo ci saranno più squadre, il che sarebbe l’ideale, non avremo bisogno di una coppa invernale. Siccome però ci sono solo 12 squadre, credo sia giusto incastrare qualcosa nel calendario, però scegliendo bene i giorni e le date. Per me non si può giocare in qualsiasi data, bisogna anche far riposare i giocatori e dare tempo alla gente di lavorare, perché altrimenti il livello delle partite non è quello ideale.

Festeggiamenti ai tempi della vittoria in Winter Cup 2014 con l’Asti (immagine da divisionecalcioa5.it).

Uno degli eventi più importanti del 2016 in Italia è stata l’elezione del nuovo presidente della Divisione Calcio a 5. Andrea Montemurro ha sconfitto Alfredo Zaccardi, vice-presidente uscente. Come ha accolto e come interpreta la vittoria di Montemurro?

Io ci capisco poco di politica, di quello che succede, delle proposte e quant’altro. Ho un visto un po’ di tutto. Mi sembra che sia stata fatta una cattiva campagna da parte di tutti. Mi è sembrato che non si volesse aiutare il calcio a 5, ma solo parlare male dell’avversario. Tutti vogliamo che il futsal cresca, bisogna unire le forze e non dividere. Credo che si debbano unire le forze tra giocatori, allenatori, dirigenti, presidenti, consiglieri, tutti insieme per far sì che il calcio a cinque italiano cresca.

Spero che ora che il presidente è stato eletto si possa realizzare questa unione e che nessuno rimanga fermo al suo posto a promettere e a parlare di cose che non si possono fare. È chiaro che bisogna cambiare molto, ma questo deve passare dai giovani, il lavoro con i settori giovanili, con gli allenatori, far sì che questi ultimi possano studiare di più, possano avere più possibilità di imparare e trasmettere le conoscenze ai giocatori più giovani. Bisogna anche fare un grande lavoro di immagine. Non so se è la persona giusta, non lo conosco, ma spero solo che le si facciano bene le cose per il bene del nostro sport.

Che consiglio darebbe al nuovo presidente?

No, non possono consigliare niente perché, come ho già detto, di politica e di quello che succede al di fuori del campo capisco molto poco. Ovviamente, da capitano della Nazionale e persona che vive il futsal italiano da anni, sono disponibile ad aiutare chiunque, ma nient’altro. Sarò a disposizione di tutti per qualsiasi cosa. Che abbiano bisogno di me o no, io sarò qui. Il mio lavoro adesso è giocare con l’Acqua&Sapone e con la Nazionale, e lo farò con le motivazioni a mille e da professionista, come ho sempre fatto.

Chiudiamo con una domanda tradizionale di inizio anno: propositi per il 2017?

Per il 2017 ora abbiamo la Final Four di Winter Cup. Bisogna vincere qualcosa con l’Acqua&Sapone, raggiungere le finali, essere presenti nei momenti importanti della stagione. Crescere come giocatore e come persona. Accogliere al meglio mia figlia, che nasce questo mese (la mia seconda figlia, ne ho già uno). Inoltre, aiutare la Nazionale in questo nuovo cammino con il ruolo di capitano e da giocatore che può dare esperienza ai giovani, facendo quello che fecero per me qualche anno fa quando arrivai in azzurro.

Immagine di copertina da vivoazzurro.it

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